La necessità di interventi al sistema della mobilità è sottolineata nella quasi totalità dei documenti programmatici della UE. La mobilità urbana è di particolare rilevanza se si considera che quasi il 40% della percorrenza del parco veicoli nazionale si sviluppa nelle aree urbane, e che gran parte del trasporto di medio e lungo raggio ha come nodi di partenza, di arrivo o di attraversamento, le città.

Ne deriva che oltre che alle negatività sofferte direttamente nelle aree urbane (qualità dell’aria, congestione, rumore), la mobilità nelle città contribuisce in misura rilevante alle esternalità negative del Paese: emissioni climalteranti, consumi energetici, importazioni di fonti dall’estero.

L’attenzione rivolta negli ultimi anni alla mobilità basata su veicoli con motorizzazione elettrica, intrinsecamente priva di emissioni, deriva da una serie di motivazioni che prefigurano una loro forte affermazione per la soluzione dei problemi citati:

  1. La mobilità cittadina contribuisce in misura consistente alle esternalità negative del Paese e giustifica quindi interventi delle P.A. locali che siano orientati anche al quadro nazionale.
  2. I vincoli sulle emissioni medie di CO2 delle auto (95 g/km al tubo di scarico nel 2021 e una ulteriore riduzione del 30% nel 2030[1]), non potranno di fatto essere rispettati senza il ricorso ad una quota più o meno importante di tecnologia elettrica introdotta negli autoveicoli.
  3. La Strategia Energetica Nazionale 2017 impone una crescente penetrazione di fonti rinnovabili per la generazione elettrica (dall’attuale 40% al 60% nel 2030), rendendo i mezzi elettrici sempre più competitivi in termini di emissioni climalteranti ed inquinanti e di risparmio energetico.
  4. I limiti sempre più severi della UE sulle emissioni inquinanti dei veicoli endotermici (polveri, NOx, ecc.) impone tecnologie sempre più costose, riducendo il differenziale di costo rispetto ai mezzi elettrici. Nelle stime attuali il delta di costo, pari al + 40% nel 2015, si ridurrà al 7% nel 2025([2]).
  5. Il forte impegno verso la diffusione di veicoli a zero emissioni dei Paesi emergenti porta a rilevanti economie di scala nella loro produzione. La Cina impone che già al 2025 il 25% delle auto importate dai Paesi occidentali siano elettriche, configurando così una forte imponente e una rapida riduzione di prezzo, che andranno a vantaggio anche del mercato occidentale ed europeo.
  6. La mobilità elettrica porterebbe a una significativa riduzione dei costi sanitari imputabili alle emissioni, e l’elevata efficienza complessiva della catena energetica elettrica (generazione elettrica + motorizzazione elettrica) permetterebbe un consistente risparmio monetario per la minor importazione di fonti energetiche.
  7. L’affidabilità delle auto elettriche è già stata largamente comprovata nei Paesi in cui queste sono già diffuse in misura importante (30% del mercato auto in Norvegia)([3]).

I veicoli elettrici consentirebbero il massimo sfruttamento delle fonti rinnovabili aleatorie (solare, vento), in una gestione Smart Grid in cui siano connessi alla rete quando parcheggiati e, in prospettiva, per fornire servizi alla rete elettrica (Vehicle-To-Grid, V2G).

([1]) La riduzione del 30% nel 2030 si riferisce a valori misurati con nuovo ciclo di prova WLTP, più severo del ciclo NEDC  utilizzato fino al settembre 2017.

([2]) AlixPartners:  Emissioni, costruttori alla rincorsa delle normative europee. Assomobilità, Stati Generali della Mobilità, febbraio 2018 Milano.

([3])  Fonte: Survey della UBS su 2400 possessori di auto elettriche in Europa, US e Giappone