Editoriale 2019, l’anno della svolta?

Quest’anno il 2019 si apre con il botto della finanziaria 2018, nella quale, per la prima volta, sono stati inseriti degli incentivi per l’acquisto dei veicoli elettrici, delle moto e delle wall box domestiche. Certo, tutto è perfettibile, ma questa manovra ha diverse caratteristiche positive che ci permette di dire che siamo di fronte ad una svolta.

Rimando l’analisi del testo in altri articoli inseriti in questa newsletter, qui voglio solo porre alla vostra attenzione gli aspetti più salienti di questa manovra e il lavoro paziente che è stato svolto durante il mese di dicembre con la comunità di E_mob, e in particolare con gli amici di Motus E-, convocati entrambi al tavolo MISE svoltosi il 12 dicembre.

Il primo aspetto che vorrei sottolineare è stato che, per la prima volta, gli incentivi sono stati dati esclusivamente per la motorizzazione elettrica e non ad altre motorizzazioni, come il metano o il gpl e questo è il segnale più forte che si potesse dare al settore. Inoltre, per la prima volta sono state gravate di un piccolo ecomalus, le motorizzazioni più inquinanti a partire da 161 gr/ km di CO2. Nulla di eccezionale, anzi, siamo stati noi fin da subito a chiedere al governo di non gravare di nuove tasse i veicoli più popolari, innalzando da 110 a 160 il limite, ma anche questo è un segnale chiaro che il nostro paese ha cambiato rotta e non siamo più completamente supini alle lobby storiche dei combustibili tradizionali.

Di particolare importanza è anche la manovra da noi sempre sostenuta per incentivare la costruzione di Wall box nella propria abitazione. Non è solo una questione legata alla sicurezza, ma riguarda anche la possibilità che con la liberalizzazione completa del mercato si possa gestire l’energia in maniera autonoma e in modalità smart  grid.

Con l’impegno forte delle società energetiche, in particolare di Enel X e A2A, Hera e Edison, non aveva più senso infatti finanziare sistemi di ricarica pubblici oltre ai contributi Pnire, ma diventava urgente agevolare le ricariche domestiche.

Significativi e degni di nota positiva sono gli incentivi sulle due ruote. Certo, inserire anche le biciclette, i tricicli e quadricicli, sarebbe stato corretto, ma dal momento che le risorse non sono infinite, privilegiare per quest’anno le moto, previa la sacrosanta rottamazione, è stata una scelta particolare ma legittima.

A questo, non dimentichiamolo, è stata aggiunta la promozione dell’utilizzo di mezzi di trasporto innovativi e sostenibili. E’ stata autorizzate nelle città, la sperimentazione della circolazione su strada di veicoli non tradizionali per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, quali segway, hoverboard e monopattini.

Tutto questo ci porta a dire che anche grazie al governo, oltre che grazie alle città firmatarie della Carta Metropolitana sulla Mobilità Elettrica, questa manovra è positiva e auspichiamo che tutti i decreti attuativi vengano scritti al più presto possibile.

Detto questo, il “preside”, ovvero il sottoscritto come mi hanno sempre apostrofato da ormai 9 anni i pionieri della mobilità elettrica, non può esimersi dallo “sgridare” un pochino i propri “scolari”.

Con l’aumento delle auto elettriche in circolazione, aumenta anche la sciatteria del popolo elettrico. Sono troppi i possessori che “dimenticano” per molte ore i propri veicoli parcheggiati presso gli stalli di ricarica, non permettendo ad altri di usufruire del servizio. È un atteggiamento vergognoso, peggio dei parcheggiatori abusivi, perché colpisce al cuore la propria comunità.

Spero che i comuni e le società di gestione del servizio di ricarica riescano a punire, con tutti i mezzi a loro disposizione, questo andazzo disdicevole. Le aree dei sistemi di ricarica pubblica non sono dei parcheggi privati, ma aree pubbliche che consentono di usufruire di un servizio.

Finalmente i comuni hanno previsto nei loro regolamenti delle punizioni esemplari rispetto a questo problema.

Non dovrebbe essere solo un problema regolamentare, chi guida una macchina elettrica dovrebbe essere anche abituato a fare dei piccoli sacrifici, come ad esempio quello di ripristinare i dissuasori in plastica che abbiamo chiesto e ottenuto presso alcuni centri commerciali. Questo invece non accade: molte volte, finita la ricarica, chi guida un’auto elettrica lascia il piazzale senza protezione. Ci vuole molto ad essere più attenti?

In conclusione, con l’approvazione di tanti regolamenti comunali per l’istallazione di sistemi di ricarica, con lo sblocco dei contributi PNIRE, il prossimo anno dovremo avere a disposizione oltre 10.000 colonne pubbliche, oltre a 10.000 macchine elettriche in più in circolazione.

Non ci sono più alibi per nessuno: la mobilità deve essere sempre di più pubblica, condivisa e soprattutto elettrica.

BUON 2019 a tutti voi e… al prossimo editoriale

 

 

Camillo Piazza

Presidente Classonlus

SINTESI COMMI MOBILITA’ ELETTRICA CON COMMENTO

Articolo 1, comma 103 (Accesso alle zone a traffico limitato delle auto elettriche o ibride)

Il comma 103 prevede che i comuni, i quali realizzino una zona a traffico limitato, ai sensi dell’articolo 9 del Codice della strada, consentono, in ogni caso, l’accesso libero a tali zone, ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida.

L’articolo 7, comma 9, del Codice della strada stabilisce che i comuni, con deliberazione della Giunta, provvedono a delimitare le aree pedonali e le zone a traffico limitato tenendo conto degli effetti del traffico sulla sicurezza della circolazione, sulla salute, sull’ordine pubblico, sul patrimonio ambientale e culturale e sul territorio. Analogamente, i comuni provvedono a delimitare altre zone di rilevanza urbanistica nelle quali sussistono esigenze particolari di traffico. I comuni possono subordinare l’ingresso o la circolazione dei veicoli a motore, all’interno delle zone a traffico limitato, anche al pagamento di una somma.

Con direttiva emanata dall’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale sono individuate le tipologie dei comuni che possono avvalersi di tale facoltà, nonché le modalità di riscossione del pagamento e le categorie dei veicoli esentati.

La formulazione della norma sembrerebbe consentire l’accesso di tali veicoli non solo nelle zone a traffico limitato ma anche alle aree pedonali. Il comma 11 del medesimo articolo 9 stabilisce che nell’ambito delle zone di cui ai commi 8 e 9 e delle altre zone di particolare rilevanza urbanistica nelle quali sussistono condizioni ed esigenze analoghe a quelle previste nei medesimi commi, i comuni hanno facoltà di riservare, con ordinanza del sindaco, superfici o spazi di sosta per veicoli privati dei soli residenti nella zona, a titolo gratuito od oneroso. Dovrebbe essere precisato se oltre all’accesso alle zone di cui all’articolo 9 a tali veicoli sia consentita la sosta e a quali condizioni.

 

Articolo 1, commi da 1031 a 1047 (Incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e detrazioni fiscali sulle spese per le infrastrutture di ricarica)

I commi da 1031 a 1047 introducono disincentivi, sotto forma di imposta, per l’acquisto di autovetture nuove con emissioni di CO2 superiori ad una certa soglia e contestualmente incentivi, sotto forma di sconto sul prezzo, per l’acquisto di autovetture nuove a basse emissioni.

Il comma 1031 come modificato dal Senato viene a introdurre, in via sperimentale per gli anni 2019, 2020 e 2021, un contributo tra i 1.500 e i 6.000 euro per chi acquisti, anche in locazione finanziaria e immatricoli in Italia un autoveicolo nuovo, sempre di categoria M1, caratterizzato da basse emissioni inquinanti, inferiori a 70 g/KM, quindi sostanzialmente per i veicoli totalmente elettrici o ibridi.

L’ammontare del contributo è differenziato sulla base di due fasce di emissioni e della circostanza per cui l’acquisto avvenga contestualmente alla consegna per la rottamazione di un veicolo della medesima categoria omologato alle classi Euro 1, 2, 3, 4. Di seguito si riporta la tabella relativa al contributo parametrato al numero dei grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro in caso di contestuale rottamazione:

  • Emissioni tra 0-20  grCO2/km CONTRIBUTO € 6.000
  • Emissioni tra 21-70 grCO2/km CONTRIBUTO € 2.500

In assenza di rottamazione il contributo è invece pari a:

  • Emissioni di 0-20 grCO2/km CONTRIBUTO  € 4.000
  • Emissioni di 21-70  grCO2/km CONTRIBUTO € 1.500

Il veicolo consegnato per la rottamazione deve essere intestato da almeno dodici mesi alla medesima persona intestataria del nuovo veicolo o a uno dei familiari conviventi alla data di acquisto.

In caso di locazione finanziaria del nuovo veicolo, quello consegnato per la rottamazione deve risultare intestato all’utilizzatore o a un familiare da almeno dodici mesi (comma 1032). Nell’atto di acquisto deve essere espressamente dichiarato che il veicolo consegnato è destinato alla rottamazione (comma 1033). Entro 15 giorni dalla data di consegna del veicolo nuovo, il venditore ha l’obbligo, pena il mancato riconoscimento del contributo, di avviare il veicolo usato per la demolizione e di provvedere direttamente alla richiesta di cancellazione per demolizione allo sportello telematico dell’automobilista (comma 1034). A tal fine il venditore è tenuto a consegnare i veicoli usati ai centri di raccolta appositamente autorizzati, anche per il tramite delle case costruttrici al fine della messa in sicurezza, della demolizione, del recupero di materiali e della rottamazione. Tali veicoli non possono essere rimessi comunque in circolazione (comma 1035). Ai sensi del comma 1036 il contributo viene corrisposto mediante sconto sul prezzo di acquisto dal venditore all’acquirente, e non è cumulabile con altri incentivi di carattere nazionale.

Le imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo rimborsano al venditore l’importo del contributo e recuperano detto importo come credito d’imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione, secondo le disposizioni dell’articolo 17 del d.lgs. n. 241 del 1997 e senza applicazione dei limiti per le compensazioni stabiliti dall’articolo 34 della legge n. 388/2000 e dall’articolo l, comma 53, della legge 244 del 2007, presentando esclusivamente il modello F24 in via telematica all’Agenzia delle entrate (comma 1037).

È fatto obbligo alle imprese costruttrici o importatrici di conservare copia della fattura di vendita e dell’atto di acquisto, che deve essere ad esse trasmessa dal venditore, fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata emessa la fattura di vendita (comma 1038).

Il nuovo comma 1039 prevede poi una nuova detrazione fiscale per l’acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica per i veicoli alimentati a energia elettrica. In particolare, tale disposizione modifica il decreto legge n. 63 del 2013, inserendo un articolo aggiuntivo (16-ter) relativo alla disciplina di tale detrazione, riconosciuta ai contribuenti rispetto all’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le spese documentate sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 in relazione all’acquisto o posa in opera di infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici.

La detrazione è:

  • ripartita in dieci quote annuali di pari importo;
  • riconosciuta nella misura del 50 per cento delle spese sostenute;
  • calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 3.000 euro.

Per la disciplina applicativa dell’incentivo e della detrazione si rinvia all’emanazione di un decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e trasporti e con il Ministero dell’economia e finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge (comma 1040). Si fa in particolare riferimento alle procedure di concessione del contributo di cui al (nuovo) comma 1031 e della detrazione d’imposta di cui al (nuovo) comma 1039. Il limite complessivo di spesa, che costituisce limite per la concessione del beneficio, nel testo come modificato al Senato, risulta pari a 60 milioni di euro per il 2019 e a 70 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021. Ai sensi del comma 1041, per l’erogazione del contributo viene infatti istituito un apposito Fondo presso il Ministero dello sviluppo economico, con una dotazione di 60 milioni di euro per il 2019 e di 70 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021. Per il monitoraggio delle misure descritte nei commi 1031 e seguenti è istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un sistema permanente di monitoraggio, che si avvale delle informazioni fornite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (comma 1047).

Il comma 1042, come modificato al Senato, istituisce, a decorrere dal 1° marzo 2019 (e non già dal 1° gennaio, come previsto dal comma 611 sostituito) e fino al 31 dicembre 2021, un’imposta parametrata al numero dei grammi di biossido di carbonio (CO2) emessi per chilometro, a carico di chi acquisti, anche in locazione finanziaria, e immatricoli in Italia inclusi, ai sensi del comma 1043, anche i veicoli già immatricolati in altri Stati che vengano reimmatricolati in Italia- un veicolo nuovo di categoria M1, quindi un’autovettura (veicolo a motore destinato al trasporto di persone, avente al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente) con emissioni di CO2 superiori a 160 CO2 g/km.

  • da 161-175 grCO2/Km di emissioni IMPOSTA €  1.100
  • tra 176-200 grCO2/Km di emissioni IMPOSTA € 1.600
  • tra 201-250 grCO2/Km di emissioni IMPOSTA € 2.000
  • >250 grCO2/Km di emissioni IMPOSTA € 2.500

Viene così rimodulato l’importo da versare in base a 4 fasce di emissioni, indicate nella tabella riportata nella norma (estratto qui sopra). Il nuovo comma 1044 viene a prevedere che l’imposta non sia applicata ai veicoli per uso speciale di cui all’allegato II, parte A, punto 5 della direttiva 2007/46/CE: camper, veicoli blindati, ambulanze, auto funebri, veicoli con accesso per sedia a rotelle, caravan, gru mobili, carrelli “dolly”, rimorchi per trasporto eccezionale e altri veicoli per uso speciale che non rientrano in nessuna delle precedenti definizioni. Circa le modalità di versamento, si prevede (comma 1045) che l’imposta venga versata dall’acquirente o da chi richiede l’immatricolazione, in base agli articoli 17 e seguenti del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 e che si applichino, in quanto compatibili, le disposizioni in materia di accertamento, riscossione e contenzioso in materia di imposte sui redditi. Ai fini della determinazione del contributo, il (nuovo) comma 1046 prevede che, fino al 31 dicembre 2020, il numero dei grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro sia quello relativo al ciclo di prova NEDC (New European Driving Cycle), cioè il vecchio sistema di calcolo delle emissioni. Il dato di stima viene riportato nel secondo riquadro al punto V.7 della carta di circolazione di ciascun veicolo ed è quello da utilizzare per determinare il contributo. Il ciclo NEDC è costituito dalla ripetizione di quattro cicli “urbani”, a una velocità massima di 50 km/h e uno extraurbano, alla velocità massima di 120 km/h e per stimare i livelli di emissioni inquinanti dei veicoli e per il consumo di carburante. Il ciclo NEDC è stato sostituito, a decorrere dal 1° settembre 2017 per i nuovi modelli di auto e dal 1° settembre 2018 per tutte le nuove immatricolazioni, dal nuovo test denominato WLTP (procedura mondiale di prova per veicoli leggeri) per la misurazione delle emissioni di CO2, degli altri inquinanti (ossido di azoto e particelle PM) e dei consumi di carburante.

Il regolamento (CE) n. 443/2009 definisce con precisione i livelli di prestazione in materia di emissioni delle autovetture nuove, al fine di ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri, fissando un obiettivo di 95 grCO2/Km come livello medio di emissioni per il nuovo parco auto europeo da raggiungere nel 2021.

L’Unione europea ha avviato a tale fine, dal 2010 un monitoraggio dell’emissione media di CO2. Le emissioni medie erano di 186 g/Km nel 1995 e sono scese a 161 g/Km nel 2005; i dati del monitoraggio hanno mostrato dal 2010 una riduzione delle emissioni medie di 22 g/km. L’emissione media di CO2 nel 2015 è stata di 119,6 g/Km. Nel 2017 l’emissione media delle nuove auto immatricolate è stata di 118,5 g/km, in aumento di 0,4 g/km rispetto alla media del 2016. A fine 2017, 17 Paesi su 28 dell’UE hanno registrato un valore emissivo medio in aumento rispetto al 2016. L’obiettivo di emissioni fu introdotto quando era in vigore il test per le emissioni c.d. NEDC (Direttiva EU 90/C81/01), il quale è stato ora sostituito (dal 1° settembre 2017 per i nuovi modelli di auto e dal 1° settembre 2018 per tutte le immatricolazioni) dal nuovo test per la misurazione delle emissioni di CO2, degli altri inquinanti (ossido di azoto e particelle PM) e dei consumi di carburante denominato WLTP (procedura mondiale di prova per veicoli leggeri), molto più accurato e realistico con riferimento alle reali condizioni di guida rispetto alla misurazione delle emissioni usata in precedenza.

L’attuale test WLTP rende pertanto più difficile per l’industria il raggiungimento dell’obiettivo dei 95 gCO2/km e di quelli successivi che saranno stabiliti. Nella Comunicazione “L’Europa in movimento”, COM (2017), del maggio 2017, la Commissione UE disegna un’agenda UE per una transizione verso una mobilità pulita competitiva e interconnessa, concentrandosi sul contributo fondamentale che il trasporto su strada deve fornire. A novembre 2017 è stato quindi pubblicato dalla Commissione europea il secondo pacchetto mobilità, che include una proposta di regolamento sulla riduzione delle emissioni di CO2 post-2021, per le autovetture ed i veicoli commerciali leggeri, in particolare prevedendo una ulteriore riduzione delle emissioni del 15% al 2025 rispetto al target del 2021 e una riduzione delle emissioni del 30% al 2030 rispetto al target del 2021.

Al Consiglio europeo del 9 ottobre 2018, i Ministri dell’ambiente degli Stati membri dell’UE hanno concordato un ulteriore abbattimento delle emissioni di CO2 del 15% al 2025 e del 35% al 2030 per le vetture. Il Parlamento europeo aveva votato il 3 ottobre 2018 a favore di una riduzione maggiore delle emissioni (rispettivamente al 20% ed al 40%) prevedendo anche un “malus” fino ad un 5% in più per i costruttori, in caso di mancato raggiungimento di una quota imposta di auto e VCL elettrici (ZLEV: Zero e Low Emission Vehicle) sul totale venduto (20% al 2025 e 35% al 2030). Il Consiglio ha però concordato, solo per le autovetture, sull’applicazione di un moltiplicatore pari a 2 agli ZLEV venduti dai costruttori, nei Paesi dove la media di questi veicoli è inferiore del 60% alla media europea di ZLEV al 2021. Sono attualmente in corso i negoziati tra Consiglio, Parlamento e Commissione UE per stabilire la soglia finale del taglio di emissioni che costituirà la posizione UE nell’ambito della prossima COP24, il vertice delle Nazioni Unite sul clima, in programma il 13-14 dicembre 2018 in Polonia. L’accordo definitivo tra Commissione, Parlamento e Consiglio è previsto a inizio 2019. L’International Transport Forum dell’OECD ha in corso numerose iniziative di studio sul ruolo dei trasporti nella decarbonizzazione. Tra queste l’iniziativa Decarbonizing Transport, lanciata nel 2016, che riunisce oltre 70 governi, organizzazioni internazionali (tra cui OECD, Banca Mondiale), istituzioni (tra cui la Commissione europea, Commissioni dell’ONU, il network POLIS di città e regioni), fondazioni, organizzazioni di settore e aziende (automobilistiche e non). L’Iniziativa sta valutando le varie misure di riduzione delle emissioni, identificando un catalogo di possibili opzioni per i responsabili decisionali verso una mobilità ad emissioni zero, senza sostenere a priori misure o politiche specifiche, ma partendo dai dati che mostrano che i cambiamenti climatici non possono essere fermati senza la decarbonizzazione dei trasporti, in quanto il settore del trasporto emette circa il 23% della CO2 legata all’energia che alimenta il riscaldamento globale.

 

Articolo 1, commi da 1057 a 1064 (Incentivi rottamazione per acquisto veicoli non inquinanti)

I commi da 1057 a 1064 – introdotti durante l’esame in Senato – recano incentivi economici per la rottamazione di veicoli di potenza inferiore o uguale a 11kW (categorie L1e e L3e) e il contestuale acquisto in Italia, anche in locazione finanziaria, di veicoli elettrici o ibridi nuovi di fabbrica. Con l’obiettivo di incentivare l’acquisto di veicoli ecologici ed eliminare progressivamente dalla circolazione i mezzi di trasporto più inquinanti, il comma 1057 riconosce a chi acquista, nel 2019, in Italia, anche in locazione finanziaria, un veicolo elettrico o ibrido nuovo di fabbrica, di potenza inferiore o uguale a 11kW, delle categorie L1e e L3e e che consegnino per la rottamazione un veicolo delle medesime categorie di cui siano proprietari o utilizzatori (in caso di locazione finanziaria, da almeno 12 mesi) un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto sino ad un massimo di 3.000 euro qualora il veicolo consegnato per la rottamazione appartenga di categoria 0, 1, 2. I veicoli della categoria L1e comprendono i veicoli a due ruote la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) non supera i 50 cc e la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) non supera i 45 km/h. I veicoli della categoria L3e comprendono i veicoli a due ruote la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 45 km/h (art. 47 C. d. S).

Si ricorda che, nella legislazione vigente, sono previste esenzioni o riduzioni della tassa automobilistica (bollo auto) per i veicoli elettrici, per quelli alimentati esclusivamente a GPL o gas metano, e per quelli con alimentazione ibrida. Sulla materia la competenza legislativa spetta alle Regioni, pertanto tali agevolazioni non sono uniformi su tutto il territorio nazionale. L’articolo 20 del DPR n. 39 del 1959 (Testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche) prevede l’esenzione dal bollo per cinque anni per gli autoveicoli, i motocicli e i ciclomotori a due, tre o quattro ruote, nuovi azionati da motore elettrico. Molte Regioni prevedono, per il periodo successivo al quinquennio di esenzione, la riduzione del bollo per gli autoveicoli elettrici a un quarto di quello previsto per i veicoli a benzina (mentre per i motocicli ed i ciclomotori la tassa automobilistica deve essere corrisposta per intero). Per gli autoveicoli omologati per la circolazione esclusivamente con alimentazione a GPL o gas metano, molte regioni prevedono la riduzione della tassa automobilistica a un quarto di quella prevista per i corrispondenti veicoli a benzina. Per le autovetture ibride (a doppia alimentazione benzina/metano o GPL, ovvero benzina/elettrica o idrogeno) alcune Regioni prevedono una esenzione limitata nel tempo (tre o cinque anni), altre Regioni prevedono una riduzione del bollo che va calcolato in base alla sola potenza del motore termico e non a quella complessiva del veicolo. Alcune Regioni, infine, prevedono una esenzione per un limitato periodo a favore degli autoveicoli sui quali viene installato un impianto per l’alimentazione a GPL o metano. Si ricorda che nella XVII legislatura sono state adottate varie disposizioni in materia di mobilità sostenibile, tra le quali le misure previste nelle tre leggi di bilancio 2016, 2017 e 2018. Nella legge di stabilità 2016 (L. 208/2015), si segnala il comma 866 che prevede l’istituzione, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di un Fondo finalizzato all’acquisto diretto nonché alla riqualificazione elettrica o al noleggio di mezzi adibiti al trasporto pubblico locale e regionale, anche per garantire l’accessibilità alle persone a mobilità ridotta. Ai sensi del comma 866, sul Fondo sono affluite le risorse disponibili di cui all’art. 1, comma 83, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, e successivi rifinanziamenti (in Tabella E della legge 190/2014), pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019, e sono stati assegnati, sempre in base al comma 866, 210 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, 130 milioni di euro per l’anno 2021 e 90 milioni di euro per l’anno 2022. Per il differimento (al 1° gennaio 2017) dell’applicabilità delle disposizioni di tale comma 866 è intervenuto l’art. 7, comma 11-quater, del D.L. 210/2015. In attuazione del comma 866 sono stati emanati due decreti ministeriali di riparto dei fondi (D.M. 10 giugno 2016, n. 209, e D.M. 28 ottobre 2016, n. 345), nonché il D.M. 23 gennaio 2017, n. 25, di individuazione di modalità innovative e sperimentali per il concorso dello Stato al raggiungimento degli standard europei del parco mezzi destinato al trasporto pubblico locale e regionale, in particolare per le persone a mobilità ridotta. La legge di bilancio 2017 (L. 232/2016), all’articolo 1, commi 613-615, istituisce un piano strategico della mobilità sostenibile, incrementando le risorse attribuite al Fondo istituito dal citato comma 866 della legge di stabilità 2016 (nella misura di 200 milioni di euro per il 2019 e di 250 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2033), estendendone le finalità. Il Piano strategico in questione è destinato al rinnovo del parco autobus dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale, alla promozione e al miglioramento della qualità dell’aria con tecnologie innovative, in attuazione degli accordi internazionali nonché degli orientamenti e della normativa europea. Nell’ambito del piano si prevede inoltre un programma di interventi finalizzati ad aumentare la competitività delle imprese produttrici di beni e servizi nella filiera dei mezzi di trasporto pubblico su gomma e dei sistemi intelligenti per il trasporto, per il quale è autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l’anno 2017 e 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019. Finanziamenti per la mobilità sostenibile sono altresì previsti dal comma 140, che ha istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero  dell’economia e delle finanze (con una dotazione di 1.900 milioni di euro per l’anno 2017, di 3.150 milioni di euro per l’anno 2018, di 3.500 milioni di euro per l’anno 2019 e di 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032, rifinanziato per 800 milioni di euro per l’anno 2018, per 1.615 milioni di euro per l’anno 2019, per 2.180 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2023, per 2.480 milioni di euro per l’anno 2024 e per 2.500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2033 dal comma 1072 della legge di bilancio 2018), per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese. In attuazione di tale disposizione è stato emanato il D.P.C.M. 21 luglio 2017 recante “Riparto del fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese”. In base a tale decreto, al settore “trasporti, viabilità, mobilità sostenibile, sicurezza stradale, riqualificazione e accessibilità delle stazioni ferroviarie” sono destinati complessivamente circa 19,4 miliardi di euro nel periodo 2017-2032. La legge di bilancio 2018 (comma 71) ha previsto la possibilità di destinare fino a 100 milioni di euro delle risorse già disponibili del Fondo per il rinnovamento del parco mezzi del trasporto pubblico locale e regionale, per ciascuno degli anni 2019-2033 (cioè delle risorse stanziate dal comma 613 della legge di stabilità 2017, che hanno incrementato il Fondo istituito dal comma 866 della legge di stabilità 2016), a progetti sperimentali e innovativi di mobilità sostenibile, finalizzati all’introduzione di mezzi su gomma o imbarcazioni ad alimentazione alternativa e relative infrastrutture di supporto, che siano presentati dai comuni e dalle città metropolitane. Alle stesse finalità possono essere destinate anche le risorse già stanziate per la competitività delle imprese produttrici di beni e servizi nella filiera dei mezzi di trasporto pubblico su gomma e dei sistemi intelligenti per il trasporto. Il comma 1058 stabilisce in capo al venditore del veicolo nuovo, l’obbligo di consegnare quello usato ricevuto dall’acquirente a un demolitore e di provvedere direttamente alla richiesta di cancellazione per demolizione allo sportello telematico dell’automobilista, di cui al DPR n. 358 del 200039. Si stabilisce che il predetto obbligo debba essere ottemperato entro 15 giorni dalla data di consegna del veicolo nuovo, pena il non riconoscimento del contributo. Il successivo comma 1059 vieta di rimettere in circolazione i veicoli resi e dispone che vengano avviati alle case costruttrici o ai centri appositamente autorizzati, anche convenzionati, ai fini della messa in sicurezza, della demolizione, del recupero di materiali e della rottamazione. Il comma 1060 precisa che la corresponsione del contributo da parte del venditore avviene mediante compensazione con il prezzo di acquisto del nuovo veicolo. 39 Decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358, Regolamento recante norme per la semplificazione del procedimento relativo all’immatricolazione, ai passaggi di proprietà e alla reimmatricolazione degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei rimorchi (n. 29, allegato 1, della legge 8 marzo 1999, n. 50).  Il comma 1061 stabilisce che le imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo rimborsino al venditore l’importo del contributo, recuperandolo sotto forma di credito di imposta per il versamento delle ritenute IRPEF operate in qualità di sostituto di imposta sui redditi da lavoro dipendente, dell’IRPEF, dell’IRES e dell’IVA, dovute – anche in acconto – per l’esercizio in cui viene richiesto al PRA l’originale del certificato di proprietà e per i successivi. Il comma 1062 introduce in capo alle imprese costruttrici o importatrici, l’obbligo di conservare specifica documentazione fino al 31 dicembre del 5° anno successivo a quello di emissione della fattura di vendita del nuovo veicolo, nonché di trasmettere tale documentazione al venditore. L’obbligo di conservazione riguarda i seguenti documenti: copia della fattura di vendita e atto di acquisto; copia del libretto, della carta di circolazione e del foglio complementare o del certificato di proprietà del veicolo usato o, in assenza, copia dell’estratto cronologico; l’originale del certificato di proprietà relativo alla cancellazione per demolizione, rilasciato dal citato sportello telematico dell’automobilista. Per la concessione del contributo in esame, il comma 1063 autorizza la spesa di euro 10 milioni per l’anno 2019. Si prevede, altresì, che il Ministero dell’economia e delle finanze effettui il monitoraggio dell’applicazione del credito d’imposta ai fini di quanto previsto dall’articolo 17, comma 13, della Legge n. 196 del 2009. Si ricorda, infine che il citato articolo 17 della L. n. 196 del 2009, nel disciplinare la Copertura finanziaria delle leggi, stabilisce al, comma 13, che il Ministro dell’economia e delle finanze, allorché riscontri che l’attuazione di leggi rechi pregiudizio al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, assuma tempestivamente le conseguenti iniziative legislative al fine di assicurare il rispetto dell’articolo 81 della Costituzione. La medesima procedura è applicata in caso di sentenze definitive di organi giurisdizionali e della Corte costituzionale recanti interpretazioni della normativa vigente suscettibili di determinare maggiori oneri, fermo restando quanto disposto in materia di personale dall’articolo 61 del D. Lgs. n. 165 del 2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). Infine il comma 1064 demanda a un successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dell’economia e delle finanze entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge in esame, la disciplina attuativa delle disposizioni recate dai commi esaminati.

CARTA METROPOLITANA DELLA MOBILITA’ ELETTRICA

Continua la campagna di adesione dei comuni virtuosi in materia di mobilità sostenibile alla CM.
Alla data attuale sono 120 i comuni sopra i 20.000 abitanti che hanno sottoscritto la Carta, per renderlo strumento di indirizzo strategico per sviluppare la mobilità sostenibile sul proprio territorio.

IL LAVORO DI DIVULGAZIONE E CONTAMINAZIONE PER LE P.A.

Scaricate i documenti unitari di azione ed indirizzo per la mobilità elettrica – atti della seconda conferenza nazionale tenutasi il 27-29 settembre 2018 a Milano. I documenti sono a cura dei comuni promotori, comitato organizzatore e scientifico di e_mob.

VADEMECUM ESSENZIALE SULLA MOBILITA’ ELETTRICA

Vuoi sapere cosa è un’auto elettrica, come si ricarica, quali sono i modelli in commercio, domande e risposte sulla mobilità elettrica? Scarica l’opuscolo al link sotto riportato.

e_mob – terza conferenza nazionale sulla mobilità elettrica – Milano 26-28 settembre  in Piazza Città di Lombardia, sede della regione Lombardia

In attesa di aggiornamenti sulle attività di avvicinamento per la nuova conferenza nazionale, ti invitiamo a rileggerti gli atti della seconda conferenza tenutasi l’anno scorso.

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